Repliche, copie e falsi d’autore

Il Copia in arte esiste da almeno 2000 anni, nell’antichità i romani producevano già copie di statue greche che adornavano le ville patrizie dell’epoca.

Durante il Rinascimento, molti pittori ingaggiarono apprendisti nelle loro botteghe che venivano formati alla professione di pittore copiando sia le opere del maestro sia la tecnica usata dal maestro stesso, le opere ciononostante venivano vendute senza che fossero ritenute dei falsi, a posteriori questa pratica consolidata nelle antiche botteghe, ha creato dei problemi di attribuzione dell’opera stessa, spesso conferita all’autore maestro, piuttosto che alla sua scuola.

La distribuzione della ricchezza che ha seguito il Rinascimento ha portato ad una maggiore interesse per l’arte e l’antiquariato.

Questo interesse si estese alle opere contemporanee sempre più, il valore di queste opere fu ricondotto alla firma del maestro che l’aveva prodotte. Per farsi riconoscere i pittori cominciarono a vergare i loro dipinti, così apparvero le prime firme sui dipinti.

Così con l’aumento della domanda, cominciarono a fare la loro comparsa anche i primi falsi.

Durante il XVI secolo alcuni seguaci di Albrecht Dürer aggiunsero la sua firma alle loro opere da loro create per aumentare il suo valore.

Anche Michelangelo creò un falso di un Cupido in marmo per il suo mecenate Lorenzo de Medici, che lo fece patinare sotterrandolo per poi rivenderlo sul fiorente mercato delle opere d’arte antica a Roma.

I falsi si sono moltiplicati nel ventesimo secolo, in particolare opere di artisti contemporanei come  Salvador Dalì, Pablo Picasso, Paul Klee, De Chirico e Matisse.

Dei falsi di vestigia etrusche apparvero ugualmente nel XX secolo in seguito all’intesse rinnovato verso questa antica civiltà, i falsi “Guerrieri in terra cotta” furono stimati e riconosciuti come autentici tra il 1915 ed il 1961 dal loro acquirente, ovvero il Metropolitan Museum of Art de New-York.

In seguito la confessione del falsario, lo scultore italiano Alfredo Fioravanti, fatta al consolato americano di Roma fece ritornare ben presto sulle loro posizioni gli expertise presi in fallo.

Dal contesto precedentemente esposto, scaturiscono in maniera del tutto legale le copie d’autore, diversamente definite anche copie d’arte, repliche di dipinti, riproduzioni artistiche, etc…  le quali possono dare il gusto ed il piacere dell’originale, il quale come tutti sappiamo è a beneficio di pochi e fortunati collezionisti, oppure di musei che custodiscono siffatte opere con grande cura, di cui alcune assai mirabili ma che nemmeno vengono poste alla visione del pubblico visitatore, in quanto custodite in caveaux o scantinati.

Le copie d’autore ovvero le repliche o riproduzioni di un’opera originale stanno passo dopo passo, occupando un posto di rilievo nell’ambito dell’artigianato artistico, ben dipinte esse devono essere sempre il più possibile fedeli all’originale, sia nel disegno che nel colore, naturalmente bisogna cercare il meglio nella qualità  della tecnica riproduttiva.

Tale espressione artistica nulla ha che fare con le pur rispettabili stampe artistiche o ritocchi a mano eseguiti sempre su stampati su tela provenienti soprattutto dall’oriente, sottolineare la differenza in tali casi è d’obbligo, nonché l’ampia forbice di costo e prezzo che le distingue.